ERNEST HEMINGWAY

1954: American novelist Ernest Hemingway (1899 - 1961) on safari in Africa. (Photo by Picture Post/Hulton Archive/Getty Images)

Uno degli autori più noti ed amati del ‘900, i cui libri hanno ispirato generazioni di lettori, capace, come pochi altri, di catturare l’immaginazione del lettore al pari della propria, coinvolgendolo e riuscendo a fargli fare, attraverso i suoi personaggi e le affascinanti descrizioni, un’esperienza autentica e totale, come se ci si trovasse all’interno della narrazione.

Vincitore del Nobel per la letteratura, nella sua vita non fu però “solo” giornalista e scrittore rivoluzionario ma anche un grande esploratore: “affamato” di vita, di nuove scoperte e nuove conoscenze, visita (spesso anche vivendoci) molti paesi diversi e lontani, “dipingendo” poi nelle pagine dei suoi romanzi tutti i personaggi ed i luoghi man mano conosciuti.

Per Ernest Hemingway, dunque, la letteratura e la vita reale sono state sempre legate indissolubilmente, cosi pure come il cibo ed il bere hanno sempre rappresentato un elemento centrale e fondamentale di questo legame.

Bar, caffè, ristoranti e trattorie sono sfondo e luogo di incontro dei personaggi che rivivono tra le sue pagine, cosicchè cibi e bevande diventano il mezzo per comunicare al lettore, in modo vivido e realistico, gli stati d’animo dei protagonisti.

Dai sapori dell’infanzia, trascorsa ad Oak Park, a quelli più forti sperimentati in Michigan ed Idaho, dalla sensualità della cucina Italiana all’eleganza di quella francese, sperimentando anche la cucina spagnola e quella cubana, l’intera opera di Hemingway ripercorre tutti i sentieri del gusto e del piacere da lui stesso assaporati nel corso della vita, proprio come un’epica autobiografia.

Mangiatore (e bevitore) formidabile, Hemingway esplora i cibi con la stessa “voracità” con cui si appassiona ai luoghi, affermando che “C’è poesia nel cibo, mentre è scomparsa da qualsiasi altra cosa, e finchè la digestione me lo permetterà io seguirò la poesia”! (cit.)

Esiste, infatti, una vera e propria bibliografia culinaria (a mio parere molto interessante e dalla piacevolissima lettura), il libro di C. Boreth dal titolo, appunto, “A tavola con Hemingway” che, attraverso un centinaio di ricette e molte foto, ci racconta non solo l’incredibie vita di questo eclettico scrittore, ma soprattutto i piatti e le ricette da lui preferite o cucinate, legate a storie ed aneddoti che le hanno caratterizzate e contestualizzate.

Tuttavia, c’è però una ricetta che emerge solo qualche anno piu tardi, scritta dalla quarta moglie di Ernst, Mary, durante gli anni vissuti a Cuba nella fattoria Finca Vigia: si tratta del “PAPA’S FAVORITE WILD WEST HAMBURGER”.

Hemingway, infatti, amava molto gli hamburger, spesso preparati prima delle battute di caccia, ma secondo una ricetta molto particolare poiché sosteneva: “Non c’è ragione per cui un hamburger debba essere grigio, grasso, duro ed insapore quando invece è possibile aggiungere ogni sorta di leccornia ed aromi alla carne macinata”!

Dunque perché privarsi di una tale gioia di sapori e profumi facendoci invece trasportare, perché no, in un’avventurosa scoperta di uno dei piatti tanto amati da questo scrittore dalla vita e dall’opera ancor oggi così affascinante.

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