PESCHE RIPIENE

Pesche con cioccolato

Una ricetta facile e veloce con la quale la mia super nonna ci deliziava spesso e che in pochi e rapidi passaggi potrà essere il tuo dessert salva-cena anche per inviti dell’ultimo minuto!

Fresco e delizioso fine pasto o genuina e sfiziosa merenda d’estate, le Pesche ripiene sono una golosità tutta piemontese che può essere gustata anche in occasione di buffet ed apericene perché ben si presta come comodo finger food mono porzione.

Ottime gustate da sole, sono perfette anche abbinate ad una pallina di gelato alla crema o al fior di latte.

Cosa ti serve

Tritatutto elettrico

Cucchiaino

Coltello

Teglia o pirofila media

Cucchiaio

Ingredienti

Dosi per 4 persone

Pesche gialle pz 4

Amaretti secchi gr 100

Cacao amaro gr 15

Zucchero di canna gr 25

Tuorlo d’uovo pz 1

Preparazione PESCHE RIPIENE

Accendi il forno statico a 180°C e fai scaldare.

Nel frattempo, lava bene le pesche (io uso quelle noci ma vanno bene anche le altre o, in mancanza, anche quelle sciroppate, ma in quest’ultimo caso occorre sgocciolarle molto bene perché se no faranno molto più liquido), tagliale a metà ed aprile ruotando le due metà in senso opposto.

Con il cucchiaino estrai il nocciolo, poi, sempre aiutandoti con il cucchiaino, preleva parte della polpa (che raccogli nel bicchiere del tritatutto) da ciascuna metà, in modo da creare una cavità più ampia e profonda per il ripieno.

Sistema man mano le pesche così scavate nella teglia di cottura (eventualmente utilizza un foglio di carta forno per evitare che attacchino) poi unisci alla polpa raccolta, nel bicchiere del tritatutto, gli amaretti, il cacao, lo zucchero ed il tuorlo dell’uovo e frulla il tutto fino ad ottenere una crema omogenea (se dovesse risultare troppo densa, ammorbidisci con un cucchiaio di succo di pesca o acqua naturale).

Riempi ciascuna mezza pesca con 3 cucchiaini di ripieno e, al termine, inforna le pesche in forno già caldo.

Cuoci per 30 minuti con forno statico poi abbassa la temperatura a 170°C ed imposta il forno su ventilato: cuoci ancora per 10-15 minuti, a seconda del tuo forno.

Terminata la cottura (verso la fine controlla sempre che la superficie non bruci) estrai la teglia dal forno e fai raffreddare le pesche ripiene senza spostarle, in modo da non rischiare di romperle.

Una volta fredde, sistema le pesche su un piatto o vassoio da portata (aiutati sollevandole una per volta con il cucchiaio)

Poi servile al naturale o, se ti piace di più, con una leggera spolverata di zucchero a velo e, per un dessert ancora più completo, affiancale da gelato alla crema vaniglia o fior di latte.

Le pesche ripiene si possono conservare il frigo, coperte da pellicola alimentare o in un contenitore a chiusura ermetica, per due o tre giorni, avendo l’accortezza di estrarle dal frigo almeno 10 o 15 minuti prima di gustarle.

Note e curiosità

Le Pesche ripiene o “Persi pien”, come vengono chiamate in dialetto piemontese, sono un fresco, goloso e genuino dolce della tradizione povera del Piemonte.

Sono parte della cultura contadina locale ed anticamente erano il dolce del giorno di Ferragosto, periodo della stagione estiva in cui le pesche raggiungono l’apice della loro maturazione, diventando maggiormente succose e profumate.

Questa delizia contadina veniva preparata dalle donne di famiglia e portata agli uomini al lavoro negli orti e nelle vigne fra le 17 e le 18 quando, durante le lunghe giornate estive o nel periodo di vendemmia, avevano bisogno di rifocillarsi per proseguire poi il lavoro fino al tramonto (da questa esigenza la nascita della “merenda cenoira” dei contadini piemontesi).

Per questa preparazione, in origine, venivano utilizzate le pesche di vigna, una varietà difficile da trovare oggi sul mercato poiché, come dice il nome, veniva coltivata agli estremi dei filari delle viti e, a tutt’oggi, si sceglie dunque una pesca più comune, genericamente a pasta gialla e con buccia liscia.

Il primo a parlare dei Persi pien fu, a fine Ottocento, il celebre gastronomo Pellegrino Artusi, autore del trattato “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, ma il merito della diffusione di questo delizioso dolce piemontese va indubbiamente alla scrittrice Ada Boni che, nel suo famoso libro “Il talismano della felicità” del 1929, parlò proprio di questa golosa ricetta.

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